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Alla ricerca di un nuovo linguaggio


È sicuramente un'esposizione non facile quella di Anna Zaccaria alla Galleria Micrò.Si tratta di un corpus di opere che richedono allo spettatore non solo una minima preparazione per affrontare l'opera, ma anche una buona apertura mentale e predisposizione alla riflessione artistica e filosofia oggettiva.

Ogni composizione dell'artista altro non è che un elemento di un corpus comunicativo più ampio,a sua volta suddiviso in una grammatica costituita tanto di linee quanto di gesti. Ogni opera di Anna Zaccaria ci presenta differenti aspetti dell'umano, del vivere, del riflettere ed ogni volta lo fa sfruttando un linguaggio apparentemente composto da elementi che si ripetono di tela in tela. La mistura di sabbia ed olio che compone una sorta di supporto per esaltare il supporto stesso sulla quale essa è stesa si evolve in ogni opera.

Così quello che apparentemente può sembrare un punto fermo nella tecnica dell'artista (la superficie grumosa e calda composta di materia pura) in realtà è una della parti più variabili da opera ad opera. Primo lo stesso impasto è steso sulla tela naturalmente nessun intervento pare formare simmetrie o disturbare la grezza composizione del fondo-sedimento; poi però in un'opera successiva questa naturalezza si perde in un attento lavoro di cesello nel quale impera in una sorta di volontà di gesto fontaniano.

A questa mutevole base si va poi ad aggiungere il gesto dell'incisione netta, sicura e pulita della linea. Una linea che non solamente simbolo ma che è frutto di un attento studio, frutto di lunghe e attente progettazioni che precedono per Anna Zaccaria la stesura di ogni opera. L'aspetto progettuale non solamente è un sunto di intenzioni ma è un momento importantissimo per questa artista che fa della precisione segnica e del momento attivo della stesura della forma punti cardine per il suo discorso.

In una poetica estremamente attuale e moderna, nella quale lo spazio per il caso è estremamente limitato, questa artista inserisce in perfetta armonia queste sue opere, sovente ricercando una sorta di involuzione in quella che è l'evoluzione del comune apparato comunicativo.


Sergio Innocenti